Designer, Artigiani o Maker?

Le nuove prospettive dell’Artigianato 4.0

L’economia digitale e lo sviluppo delle tecnologie confondono e “mischiano” i mestieri e le competenze, soprattutto superando i limiti che prima tradizionalmente separavano gli artigiani, dagli architetti e dai designer.

Con Michela Codutti, la fondatrice di Euroinnovators, l’associazione culturale no-profit che si occupa di promuovere designers, artisti e creativi a livello nazionale e internazionale, affrontiamo questo tema per meglio comprendere in che direzione muoversi e quali sono le caratteristiche dei nuovi designer/makers o come viene chiamato dell’”artigianato 4.0”, e comprendere alcune delle dinamiche dell’artigianato online.

Oggi vediamo che il mestiere del designer si avvicina sempre di più rispetto al passato a quello dell’artigiano, i designer, infatti, oggi gestiscono tutte le fasi del percorso creativo, dall’idea alla realizzazione, tanto che oggi si parla di maker:

  1. Può dirci com’è cambiato il mestiere del designer negli ultimi anni e quali sono le difficoltà che i designer/maker incontrano oggi?

Oggi la domanda di designer da parte delle aziende è decisamente inferiore all’offerta costringendo i designer a diventare imprenditori di sé stessi. La difficoltà principale che incontrano i designer oggi è soprattutto quella di vendere i loro prodotti in un mercato che deve essere decisamente più ampio di quello locale e quindi proiettato a livello nazionale e internazionale. Un’altra questione fondamentale che riguarda molti designer e i creativi in generale è l’assenza di una strategia di penetrazione del mercato, e perciò spesso necessitano di un supporto commerciale consolidato che consenta loro di auto-prodursi.

In precedenza, soprattutto in Italia, le grandi aziende cercavano e reclutavano la figura dell’architetto, a cui erano riconosciute sia competenze tecniche sia artistiche, e alcune delle loro creazioni sono divenute icone famose in tutto il mondo: i televisori Brionvega, la macchina da scrivere Lettera 32 di Olivetti, il frigo della Smeg, e tanti altri, portando molta innovazione nell’ambito dei prodotti per la casa, prima sicuramente privi di appeal. Queste aziende erano un terreno utile allo sviluppo e all’innovazione e oggi non sempre le piccole e medie imprese manifatturiere permettono ai designer di esprimersi.

2. Secondo lei a differenza del passato, oggi qual è l’ambito in cui i designer/makers stanno innovando di più o dove potrebbero apportare nuove energie?

I designer/makers possono essere di grande aiuto alle piccole realtà produttive locali, semi-artigianali, in quanto in grado di apportare innovazione estetica e di prodotto, valorizzandole. Infatti il connubio tra creatività e piccole realtà produttive locali è vincente,  in quanto la creatività ben si adatta alle esigenze del momento, generando l’innovazione.
Un’altro settore dove i creativi possono portare il loro contributo è quello dei servizi che è in piena espansione. In questo settore i creativi devono intercettare le necessità di aziende che si muovono nell’ambito del web e della tecnologia, apportando il loro contributo creativo e di innovazione.

I nostri artigiani, creativi, artdesigners, makers non sempre hanno vita facile, soprattutto nel mondo digitale dove attrarre visibilità e farsi conoscere è un’ardua impresa. Euroinnovators si occupa proprio di questo.

  1. Quali sono i consigli che darebbe a un giovane designer/maker che oggi vuole intraprendere questo mestiere?

Innanzitutto di fare squadra, e collaborare fra loro laddove possibile. Oggi è utile entrare sul mercato con un’offerta strutturata, cioè in grado di soddisfare le diverse esigenze del potenziale cliente. Sicuramente essere all’interno di una community, sia questa una realtà commerciale, un’associazione può facilitare la loro vita lavorativa.

Ringraziamo Euroinnovators per tutti gli spunti di riflessione e per il suo impegno nel promuovere gli artigiani e i creativi, condividendo la nostra stessa mission.

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